Basta morire per il lavoro, non deve succedere che un lavoratore concluda così la sua vita. La magistratura indagherà e siamo certi che attribuirà le eventuali responsabilità, a noi resta lo sconcerto e il dolore per la perdita di queste vite. Ieri ancora tre morti, un giovane studente di 18 anni occupato in un’azienda nel ciclo scuola lavoro, e due lavoratori di 58 e 65 anni.

Necessità ripensare lo strumento, obbligatorio per acquisire i crediti attraverso le competenze trasversali che, ci sembra, porti le scuole a definire accordi con le imprese che si rendono disponibili, senza avere spesso, le necessarie informazioni per verificare l’adeguatezza degli ambiti in cui mandano i loro studenti.

Chiediamo alle imprese e alle associazioni imprenditoriali di definire criteri rigorosi per l’accreditamento delle aziende, devono essere stabiliti precisi ambiti di attività ma, soprattutto vanno stabilite procedure tassative di controllo coinvolgendo le Rappresentanze sindacali dove presenti, gli Organismi Paritetici territoriali e gli organi di controllo pubblici.

Nelle aziende metalmeccaniche la pandemia e la necessità di rendere le fabbriche e gli uffici sicuri dal punto di vista sanitario, ha fatto si che l’impegno di tutti si è concentrato sulle procedure di contenimento del contagio facendo abbassare la guardia rispetto alle condizioni di lavoro e della sicurezza rispetto agli infortuni.

Aver iniziato il 2022 con queste ennesime vittime sul lavoro, solo 4 settimane fa il tragico crollo della gru in via Genova a Torino, tra l’operaio morto alla Silca di Busano e l’incidente allo scalo ferroviario di Orbassano, che ha coinvolto 4 lavoratori con un bollettino quasi quotidiano di morti e feriti ormai intollerabile, deve spingerci a fare di più sul fronte della sicurezza sul lavoro, gli infortuni nel 2021 hanno raggiunto i 695 morti nei luoghi di lavoro, con una frequenza terribile di quasi 2 morti al giorno compreso sabato e domenica: una strage continua.

Sottolineiamo che il Dlg. 81/08 da molti anni oramai, viene spesso applicato nelle aziende solo formalmente, attraverso procedure, documentazioni e imposizione di Dispositivi di Protezione Individuale e, sempre meno con reali investimenti in salute e sicurezza attraverso reali modifiche degli impianti e degli ambienti di lavoro.

Le norme e gli strumenti ad oggi disponibili non sembrano sufficienti a fermare questa strage.                Occorre un salto di qualità soprattutto nella formazione e nei controlli, incrementando rapidamente gli organici degli enti preposti alle attività ispettive.

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